Uncategorized Archivi - Pagina 3 di 4 - Fondazione Spedali Civili - Brescia
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Nel telegiornale di Teletutto gli scatti del dottor Milesi

Nel servizio della televisione bresciana si parla della mostra fotografica allestita nella Galleria dei quadri degli Spedali Civili, grazie al sostegno della Fondazione.

In esposizione i frame colti dal cardiologo bresciano. Clicca qui per vederlo e iscriviti al nostro canale.

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16 sguardi in mostra agli Spedali Civili, nella Galleria dei Quadri

«Queste fotografie, scattate da un medico, sono un messaggio di vicinanza a tutti i sanitari e per questo abbiamo sostenuto questo progetto», ha detto Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili

Esprimersi con gli occhi, quando ogni altra parte del corpo è coperta da tute, mascherine, visiere che non consentono di comunicare se non attraverso uno sguardo. Proprio negli sguardi dei tanti infermieri, medici, operatori che si sono prodigati senza sosta nei mesi più duri dell’epidemia di Covid-19, è racchiusa l’essenza del ‘prendersi cura’. Una sola inquadratura moltiplicata per i volti di tanti operatori sanitari … 16 scatti, dove a parlare sono le espressioni degli occhi, più eloquenti di molte parole.
«Sono stati mesi molto difficili, che hanno segnato e cambiato le persone. Ci siamo accorti di quanto fosse importante la nostra presenza per i malati, isolati e che non potevano parlare con nessuno … spesso sedati, intubati o con ventilatori meccanici – ricorda Giuseppe Milesi, cardiologo dell’Asst Spedali Civili e per passione fotografo -e da questo è nata la richiesta ai miei colleghi di guardare nell’obiettivo pensando ai pazienti di cui si prendevano cura».

La mostra, esposta nella Galleria dei Quadri degli Spedali Civili in occasione delle festività natalizie, è stata allestita grazie al contributo di Fondazione Spedali Civili. «La Fondazione ha lo scopo di raccogliere fondi per realizzare progetti che garantiscano un’assistenza sanitaria di eccellenza e migliorino il livello delle cure dedicate ai pazienti, facendo da tramite tra la generosità dei cittadini e l’Asst Spedali Civili – ricorda la presidente della Fondazione, Marta Nocivelli -. In questo difficile momento storico la Fondazione vuole testimoniare attraverso la presentazione di questi scatti un messaggio di vicinanza a tutti gli operatori che si impegnano quotidianamente per la salute della collettività. Perciò abbiamo scelto di sostenere questo progetto artistico: lo sguardo dei professionisti, attraverso quello di un collega».

«L’assistenza ai malati di Covid è sempre filtrata da ‘schermi’ che proteggono l’operatore, ma che rischiano di ridurre il gesto di cura al semplice gesto tecnico. Sappiamo bene che l’assistenza ai malati è molto di più: è, prima di tutto, un rapporto tra due esseri umani – sottolinea il direttore generale, Massimo Lombardo -. L’umanità e la forza dei professionisti che lavorano nell’Asst Spedali Civili è raccontato dalla loro capacità di trasmettere ai pazienti la forza per andare avanti attraverso lo sguardo: operatori, medici e infermieri, che coperti da tute, mascherine ed occhiali lasciavano solo agli occhi la comunicazione dei più intimi sentimenti».
Il progetto del dottor Milesi ha riscosso l’attenzione della Fiaf (Federazione italiana associazioni fotografiche) che ha pubblicato gli scatti online:  entreranno a far parte di una mostra e un libro, che saranno presentati al congresso nazionale nel giugno del prossimo anno.

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La dottoressa Abrami interviene a Obiettivo Salute di Teletutto

La trasmissione dedicata alla medicina e condotta da Daniela Affinita parla dell’Help Line, il servizio di sostegno psicologico

L’ultima puntata, prima della pausa natalizia, di «Obiettivo salute» la trasmissione dedicata alla medicina in onda su Teletutto ha affrontato il tema del disagio psicologico causato dalla pandemia. Ampio spazio è stato dedicato alla dottoressa Maria Angela Abrami, responsabile dell’Unità di Psicologia clinica e del benessere psicologico dell’Asst Spedali Civili, che ha partalto dell’Help Line, il servizio dedicato all’aiuto psicologico sostenuto da Fondazione Spedali Civili. Per vedere il suo intervento clicca qui e iscriviti al canale YouTube di Fondazione.

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Il servizio di Help Line nel Tg di Teletutto

Sono davvero tante le chiamate che arrivano all’Help Line, il servizio di sostegno psicologico finanziato da Fondazione Spedali Civili

Si torna a parlare dell’Help Line attivato grazie al sostegno di Fondazione. Il telegiornale di Teletutto ha dedicato al progetto un nuovo servizio. Per vederlo clicca qui.

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Il telegiornale di Teletutto parla di APOTECAchemo

L’intervista a Marta Nocivelli e il servizio sul robot che prepara i farmaci chemioterapici entrato in funzione agli Spedali Civili poco meno di un anno fa

Intervista a Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili, su APOTECAchemo. Guarda il video sul canale YouTube della Fondazione e iscriviti per rimanere sempre aggiornato sugli ultimi progetti e iniziative. Clicca qui

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Con APOTECAchemo oltre il 70% dei chemioterapici

«Il sistema robotizzato che Fondazione Spedali Civili ha donato al nostro ospedale – commenta Marta Nocivelli, presidente della Fondazione – a meno di un anno dalla sua messa in funzione prepara ormai la gran parte dei farmaci antiblastici»

E’ entrato in funzione da meno di un anno e ormai prepara il 71% dei farmaci chemioterapici. Così APOTECAchemo, il sistema robotizzato acquistato grazie al sostegno di Fondazione Spedali Civili, migliora il lavoro di allestimento delle infusioni, garantendone sicurezza e massima precisione. «Nel solo mese di ottobre 3.423 preparazioni sono state fatte in modalità automatizzata e semi-automatizzata – precisa Marta Nocivelli, presidente della Fondazione -, mentre quelle manuali sono state 1.390, il 29%. Considerato che terapie sperimentali, quelle che prevedono l’uso di molti farmaci e una parte di quelle destinate ad uso pediatrico devono essere, comunque, ad oggi ancora preparate manualmente, si può dire che APOTECAchemo lavori ormai quasi a pieno regime».

«Esiste ancora un margine di miglioramento di circa l’8-10% – aggiunge Tullio Elia Testa, direttore della Farmacia Aziendale dell’Asst Spedali Civili di Brescia – che porterebbe a circa l’80% la preparazione di farmaci antiblastici in modo automatizzato o semi-automatizzato. Obiettivo per il quale sono in corso percorsi valutativi in accordo con i due principali reparti, oncologia ed ematologia, a cui i chemioterapici sono indirizzati».

APOTECAchemo ha iniziato a funzionare la terza settimana dello scorso gennaio e mano a mano i numeri sono aumentati, passando dal 20% all’attuale 71%. Tuttavia, durante le settimane di lockdown le preparazioni complessive sono scese a 4.113 (febbraio), 3.932 (marzo), 4.066 (aprile), 4.175 (maggio), in seguito alla ricaduta che in quei mesi la pandemia ha avuto in parte anche sul percorso di cure oncologiche, per poi tornare a salire alle attuali 4.800 circa.

«E’ innegabile che il sistema robotizzato – spiega ancora Testa – sia un grande passo avanti, da quando è entrato in funzione, con 44.053 farmaci allestiti, tra i 200 e i 300 giornalieri, e un numero medio fra i 120 e i 190 pazienti che quotidianamente ne beneficiano nei tre presidi ospedalieri di Brescia, Gardone Val Trompia e Montichiari».

«L’acquisto di APOTECAchemo – conclude Marta Nocivelli – è stato il primo atto concreto che Fondazione Spedali Civili ha fatto nei confronti del nostro ospedale, con il sostegno di tanti donatori grandi e piccoli, primi fra tutti Confidustria Brescia e Ubi Banca. Un sostegno che non è mai venuto meno e che, ne siamo certi, continuerà ad accompagnarci per tutto ciò che Fondazione ha fatto e ancora farà».

Il team della Farmacia dell’Asst Spedali Civili

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Camillo Almici ospite al telegiornale di Teletutto

Il responsabile del Servizio di Immunoematologia e medicina trasfusionale del Civile di Brescia spiega ai telespettatori gli scopi della ricerca di cui è principal investigator.

Lo studio di base possibile grazie al finanziamento di Fondazione Spedali Civili ha lo scopo di capire che cosa succede quando il tessuto endoteliale è attaccato dal virus Sars-Cov2 e quali possono essere i possibili interventi per ripristinarne l’equilibrio. Per vedere l’intervista integrale, segui il link del canale YouTube di Fondazione.

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Il progetto per bloccare gli effetti del Sars-Cov2 sull’endotelio

E’ partito lo studio, finanziato da Fondazione  Spedali Civili, per verificare la possibilità di usare particolari farmaci per inibire uno degli effetti più pericolosi dell’infezione da Sars-Cov2, l’infiammazione del tessuto endoteliale.

L’infezione da Covid-19 va ormai considerata una patologia sistemica, che può quindi interessare indistintamente tutti i nostri organi. Le recenti acquisizioni scientifiche hanno, infatti, dimostrato che il virus Sars-Cov2 non si limita ad attaccare gli alveoli polmonari, ma che l’infiammazione interessa primariamente l’endotelio, il rivestimento di tutti i vasi dell’organismo (sanguigni, linfatici e la superficie interna del cuore).

Esami istologici sui polmoni di pazienti deceduti per Covid-19 hanno evidenziato gravi lesioni endoteliali, manifestazioni trombotiche diffuse associate a danni ai vasi sanguigni di piccole dimensioni e strutture deformate dei capillari di nuova formazione. Se si considera che il tessuto endoteliale ricopre una superficie di 1.000 metri quadrati del corpo umano ben si capisce quanto sia rilevante riuscire a contenere l’infiammazione causata dal virus.

«Per questa ragione – sottolinea Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili – abbiamo deciso di sostenere la ricerca guidata da Camillo Almici, responsabile del Servizio di Immunoematologia e medicina trasfusionale del Civile di Brescia. Si tratta di un progetto che, attraverso acquisizioni biologiche e molecolari, mira a verificare l’utilità dell’impiego di specifici farmaci per bloccare gli effetti che l’infezione da Covid 19 ha sull’endotelio. Una ricerca, che l’Asst Spedali Civili di Brescia svolge in collaborazione con l’Università di Brescia, l’Università di Verona e Ifom (Istituto Firc di Oncologia molecolare), particolarmente importante se si considera che ad oggi sono davvero pochi i farmaci che possono essere utilizzati per combattere questa patologia».

Principale obiettivo è capirne i meccanismi fisiopatologici: «Quello che ci proponiamo di fare – spiega Almici – è appunto studiare le caratteristiche biologiche e molecolari delle cellule endoteliali che circolano nel sangue dei pazienti e di quelle che partecipano alla formazione dei vasi sanguigni (progenitori endoteliali) per testare potenziali trattamenti così da ripristinare la corretta funzionalità endoteliale».

Le cellule endoteliali circolanti rappresentano una rara sottopopolazione cellulare presente nel sangue periferico, in condizioni normali queste si staccano dalla parete dei vasi per essere sostituite da nuove cellule. Il distacco può avvenire, però, anche come conseguenza di un danno vascolare che è ciò che accade nei pazienti malati di Covid-19, come è stato dimostrato da recenti studi.

«Insieme ai progenitori endoteliali, indice della capacità del nostro organismo di riparare un danno, – prosegue Camillo Almici – queste cellule ci dicono se l’attività vascolare è in equilibrio. Se in circolo ci sono quantità di cellule endoteliali oltre a una determinata soglia significa, infatti, che è presente un danno. Come è stato dimostrato in svariate condizioni cliniche, controllare il loro andamento è un preciso indicatore dello stato di ‘salute’ del tessuto endoteliale e della risposta ai trattamenti».

Semplificando, il progetto analizzerà e conterà le cellule dei pazienti malati di Covid-19, dal loro studio in colture in vitro sarà così possibile valutare quale sia il loro comportamento nella formazione di nuovi vasi comparandolo con l’analoga attività di soggetti sani. Non solo. Sarà anche possibile verificare la loro risposta ai trattamenti che verranno testati. Se i risultati saranno quelli attesi sarà possibile aprire un nuovo fronte di interventi contro il Covid-19.

Progetto Nomen Omen: «Endotelialite da Covid-19: valutazione delle caratteristiche biologiche e molecolari delle cellule endoteliali circolanti e prospettive sperimentali in vitro per la normalizzazione della funzionalità endoteliale».

Principal Investigator: Dottor Camillo Almici, Servizio di Immunoematologia e medicina trasfusionale, Asst Spedali Civili di Brescia.

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Scala 4 diventa 4.0 grazie alle vostre donazioni

Sono partiti i lavori per la ristrutturazione di Scala 4, che diventa Centro Covid all’avanguardia, dotato di tutti i più sofisticati sistemi di cura e controllo.

Nei giorni scorsi, in una conferenza stampa convocata da Massimo Lombardo, direttore generale dell’Asst Spedali Civili, alla presenza di Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili, e di Fabrizio Spazzini, presidente della cooperativa sociale «Per Brescia», è stata annunciata la partenza dei lavori per la ristrutturazione di Scala 4. Qui troverà posto il Centro Covid: 170 i letti, totalmente isolato dal resto dell’ospedale, ma collegato, con accessi sicuri, a tutti al corpo della struttura e in particolar modo alla Terapia intensiva Covid, nel caso dovesse essere necessario spostare i pazienti ricoverati. A finanziare l’intera operazione di ristrutturazione la nostra Fondazione, grazie alle donazioni che nei mesi più critici sono arrivate da ogni parte d’Italia e dall’estero, arredi e apparecchiature saranno invece pagati con i fondi offerti da Banca Intesa Sanpaolo.

A gestire concretamente i lavori sarà la cooperativa sociale «Per Brescia», di cui fanno parte molti professionisti che prestano tutti la propria opera a titolo gratuito. Appositamente istituita unicamente per questo scopo verrà sciolta una volta terminata la ristrutturazione. Entro quattro settimane saranno pronti i primi due piani, il quarto e il quinto, oltre al piano terra dove saranno collocate Tac, Radiologia e le zone per il cambio degli operatori sanitari che lavoreranno nel reparto.

Il cambio di denominazione, da 4 a 4.0, non ha solo un valore simbolico. Ogni letto, infatti, sarà dotato di monitor, che saranno controllati non solo centralmente in reparto, ma potranno essere collegati in remoto con altri reparti, in particolar modo con la Terapia intensiva, così da permettere consulti in tempo reale. Non solo. Su ogni letto troverà posto una telecamera che consentirà a medici e infermieri di poter controllare ogni paziente dalla postazione centrale e i sistemi di erogazione dell’ossigeno per la respirazione assistita se necessario potranno essere agilmente riconvertiti in ventilazione meccanica.

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Una pagina sui giornale per raccontare cosa abbiamo fatto

Volevamo riassumere e dare conto di quello che in questi mesi, da quando la vostra generosità è arrivata con donazioni concrete a Fondazione Spedali Civili, che cosa è stato fatto. Per questo abbiamo deciso di far pubblicare sui quotidiani (Giornale di Brescia, Bresciaoggi e Corriere della Sera) una pagina che desse conto di che cosa ci avete permesso di fare. Tante azioni, dalla più piccola alla più grande, per essere sempre più vicini all’Asst Spedali Civili: ricerche, studi, assistenza, sostegno ai sanitari, aiuto psicologico e tanto, tanto altro ancora. Se volete approfondire ogni singolo argomento ne trovate conto su questo sito e, anche, sulla pagina YouTube (qui il link https://www.youtube.com/channel/UCFc8pFPMBexFrsdPYnIqnEw).

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Marta Nocivelli ospite nel Tg di Teletutto

La presidente di Fondazione Spedali Civili, Marta Nocivelli, è stata ospite nel telegiornale di Teletutto per spiegare il progetto «1000 ritmi del cuore».

Grazie al finanziamento di Fondazione, la Cardiologia degli Spedali Civili,e in particolar modo l’Elettrofisiologia, potranno capire i pazienti positivi al Covid hanno strascichi a livello cardiaco. Guarda il video pubblicato sul canale YouTube di Fondazione Spedali Civili a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=2hkL2rjlSjo  

e iscriviti al canale per rimanere sempre aggiornato.

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«1000 ritmi del cuore», via al follow up dei pazienti positivi al Covid

Grazie al sostegno di Fondazione Spedali Civili, si investiga la correlazione fra Sars-Cov-2 e irregolarità del ritmo cardiaco

Diversi studi recenti hanno dimostrato come la pandemia di coronavirus possa essere associata ad aritmie cardiache. A tal punto che proprio le palpitazioni sono spesso il primo sintomo lamentato dai pazienti e tachicardia e fibrillazione atriale rappresentano, soprattutto fra le persone ricoverate in terapia intensiva, la complicanza più frequente dopo la sindrome da distress respiratorio acuto. Ma, una volta guariti dal Covid, quali sono le sequele che potrebbero avere questi pazienti? Le aritmie scompaiono, oppure no? E se no, peggiorano, restano stabili? Ha preso avvio anche da queste considerazioni «1000 ritmi del cuore», lo studio partito nelle scorse settimane all’Ospedale Civile di Brescia, grazie al sostegno di Fondazione Spedali Civili.
Primo obiettivo dell’indagine è: «La determinazione della prevalenza di aritmie sintomatiche e asintomatiche nei pazienti dimessi dalla cardiologia colpiti da Covid-9 – spiega Antonio Curnis, responsabile del laboratorio di Elettrofisiologia degli Spedali Civili, coordinatore della ricerca -. Obiettivi secondari sono poi la stima dei pazienti con fibrillazione atriale, che prima di quel momento non era stata individuata o trattata, e la caratterizzazione completa di tutte le aritmie cardiache che potrebbero essere rilevate durante il monitoraggio».
Come avviene il monitoraggio? «E’ qui che siamo entrati in gioco noi – ricorda Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili -. Era, infatti, necessario acquistare un consistente numero di monitor Holter che, a differenza di quelli consueti, sono in grado di misurare, nelle 24 ore, anche pressione sanguigna e apnee notturne». Il RootiCare, questo il nome dell’apparecchiatura, presenta, inoltre, altri vantaggio rispetto a quella tradizionalmente utilizzata per la misurazione dell’attività elettrica cardiaca. «In primo luogo le ridottissime dimensioni – prosegue Nocivelli -, questo monitor misura infatti 2×6 centimetri, poi non è necessario applicare altri elettrodi collegati a cavi, si posiziona semplicemente sul torace con degli adesivi e la rilevazione inizia».
Ma l’assenso a questo studio da parte di Fondazione Spedali Civili ha anche a che vedere con un altro aspetto non secondario: «Indipendentemente dal risultato dell’Holter – sottolinea Nocivelli – l’opportunità che viene data ad un certo gruppo di persone di essere richiamate in ospedale per essere sottoposte ad un monitoraggio che diventa una sorta di followup della malattia Sars-Cov-2 rasppresenta, infatti, un notevole valore aggiunto perché di fatto è un controllo post-covid». Tanto è vero che tutte le persone fino ad ora interpellate hanno non solo aderito, ma hanno mostrato di apprezzare particolarmente la loro presa in carico per un follow up di cui sentivano, anche psicologicamente, la necessità.
Circa la metà dei pazienti che sono stati ricoverati in cardiologia con diagnosi di Covid-19 erano già seguiti per problemi cardiaci, ma alto è stato anche il numero di quelli che presentavano sintomi ex novo come miocarditi, aritmie o infarti senza problemi pregressi. «Al termine dei follow up – spiega ancora il professor Curnis – saremo in grado di stabilire quanti pazienti e in che misura mostrano ancora i sintomi che erano stati individuati al momento del ricovero in reparto. Una volta analizzate le registrazioni, tutte sottoposte ad algoritmi diagnostici automatici per aritmie cardiache e che quando identificate come potenziali anomalie vengono controllate visivamente da un cardiologo, ai pazienti verrà comunicato il referto e, quando necessario, saranno indirizzati al medico di base o allo specialista».

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