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Fondazione e BCC del Garda insieme: su Teletutto il servizio

Anche Teletutto parla nel telegiornale dei progetti realizzati per l’ospedale di Montichiari

Alla conferenza stampa che si è svolta nell’Aula Magna del presidio ospedaliero di Montichiari era presente anche Loredana Taffelli, giornalista di Teletutto. Sul canale YouTube di Fondazione Spedali Civili potete vedere il servizio realizzato, cliccate qui.

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Ecco i progetti per l’Ospedale di Montichiari

Grazie alla raccolta fondi avviata da BCC del Garda, Fondazione ha potuto realizzare diversi progetti

Progetto accessi vascolari

Nel presidio di Montichiari è stato avviato e coordinato dal Servizio Anestesia il progetto relativo agli accessi vascolari, nato dall’esigenza delle unità operative di una corretta valutazione per l’impianto di devices come i minimidline, i midline e i Picc. Inserire il catetere per le flebo con monitoraggio ecografico serve ad evitare che si sviluppino ematomi che chiudono le vene del braccio, ciò consente di mantenere sane le vene stesse perché una volta ostruite non sono più utilizzabili e rendono sempre più difficile trovare accessi venosi liberi. L’ecografo, oltre ad essere un presidio necessario per qualsiasi tipologia di catetere vascolare a media e lunga permanenza durante l’emergenza Covid, si è rivelato necessario anche a scopo diagnostico-terapeutico, per i pazienti ricoverati (Ecocardiogramma, Ecografia vascolare – arti inferiori, tronchi sovraaortici – Ecografia addome). Questo strumento è stato, inoltre, utilizzato nell’ambito della ricerca clinica, in particolare riguardo agli studi eseguiti focalizzati sulla casistica di polmoniti da Sars-Cov-2, che si sono tradotti in varie pubblicazioni scientifiche.

Progetto Cardiologia

Durante l’emergenza sanitaria in Cardiologia è stato necessario dotarsi di un ulteriore elettrocardiografo. Si è così deciso per l’acquisto di un device di ultima generazione che ha permesso di ottenere un deciso miglioramento in termini di velocità d’esecuzione, qualità del referto e possibilità di archiviazione, contribuendo così a rendere più efficace ed efficiente, a tutte le unità operative e i servizi dell’Ospedale di Montichiari, la gestione della pandemia.

Progetto Virologia Covid-19

Nella fase più critica dell’emergenza sanitaria è stato necessario incrementare la capacità di processare i diversi campioni per infezione da Sars-CoV-2 che arrivavano alla sezione di Virologia Covid-19 del Laboratorio analisi. Per impostare un’azione di raccolta, conservazione e stoccaggio coordinata è stato essenziale dotarsi di un congelatore verticale, che raggiungesse i -80° e le cui caratteristiche tecniche rispondessero alle raccomandazione dell’Istituto superiore di sanità. E’ stato inoltre indispensabile dotarsi anche di una ‘Cappa di sicurezza biologia di Classe 2’ per consentire che la sezione Virologia Covid-19 potesse essere accreditata per la ricerca del Coronavirus.

Progetto Blocco Operatorio

L’Ospedale di Montichiari, inaugurato nel 1986, dispone di 4 sale operatorie polivalenti con relative sale di preparazione e risveglio, che garantiscono circa 4.000 interventi l’anno. Alcuni degli arredi e delle attrezzature presenti non rispondevano più ai requisiti oggi richiesti, l’intero blocco operatorio è stato, quindi, ripensato, analizzando e valutando obiettivi e possibili soluzioni. Si è deciso di farlo utilizzando un modello di progettazione partecipata che, coordinato da un ingegnere, ha visto l’attiva partecipazione del personale. E’ stata, inoltre, acquistata una nuova colonna artroscopica per la Sala di Ortopedia e Traumatologia, indispensabile per eseguire interventi di chirurgia mininvasiva ai quali si sono aggiunti, in questi ultimi mesi, gli interventi del nuovo servizio di chirurgia mininvasiva dell’arto superiore.

Progetto Medicina generale

La Medicina generale, dove annualmente vengono ricoverati circa 1.500 pazienti, si trova al quinto piano dell’ospedale ed è divisa in due sezioni con una disponibilità di 54 posti letto. Durante il periodo dell’emergenza Covid-19 il numero dei posti letto è stato aumento a 60 ed è risultata evidente l’importanza di poter disporre di spazi dedicati, arredi idonei alla sanificazione, postazioni di lavoro più funzionali e che consentissero agli operatori di mantenere un corretto distanziamento. Anche in questo caso le modifiche realizzate sono state elaborate secondo un modello di progettazione partecipata. L’acquisto di nuovi arredi ha permesso di avere un distanziamento sociale adeguato con postazioni di lavoro diversificate e locali più organizzati e funzionali.

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Fondazione e BCC del Garda insieme per l’ospedale di Montichiari

Presentati in conferenza stampa i progetti realizzati per il presidio della Bassa Bresciana

L’Ospedale di Montichiari è un presidio dell’Asst Spedali Civili di Brescia che si rivolge a un ampio territorio, è il riferimento dei medici di medicina generale e, con i suoi percorsi dedicati, ha una chiara vocazione per la gestione di pazienti fragili e/o anziani.

Durante il periodo più critico della pandemia di Covid-19, la Fondazione Spedali Civili si è fatta promotrice ed è stata il collettore delle donazioni dei moltissimi bresciani, ma non solo, che hanno voluto dimostrare tangibilmente la loro vicinanza ai nostri ospedali (Spedali Civili, Ospedale dei Bambini, Gardone Val Trompia e Montichiari) e a tutti gli operatori che si stavano instancabilmente prodigando per affrontare un’emergenza mai vista prima.

A partire dalla seconda metà di marzo 2020 dalla Banca di Credito Cooperativo BCC del Garda, la cui sede è a Montichiari e che da sempre opera in sinergia con le realtà del territorio, è nato un autonomo movimento di generosità, che su di un conto corrente intestato alla Fondazione ha fatto affluire le erogazioni liberali del territorio monteclarense, da destinare all’Ospedale di Montichiari. Il presidio aveva necessità urgenti, si è trattato quindi di un intervento particolarmente tempestivo e prezioso.

Il risultato dell’appello della BCC del Garda ha portato alla raccolta di oltre 271.000 euro. “Lo scorso anno, a inizio pandemia, abbiamo promosso l’iniziativa ‘Un aiuto per la vita’ in collaborazione con la Fondazione Spedali Civili a sostegno dell’Ospedale di Montichiari – ricorda Franco Tamburini, presidente della Banca di Credito Cooperativo del Garda -. BCC del Garda ha fatto una donazione immediata di 50.000 euro, subito seguita da quella di Garda Vita (con altri 5.000 euro), ma oltre a ciò ha attivato un circuito virtuoso di solidarietà, condivisione e partecipazione collettiva tale per cui molti cittadini hanno raccolto il nostro appello». «Durante i periodi più critici della pandemia – prosegue Tamburini – abbiamo operato in modo lucido e incisivo a sostegno della nostra economia locale, in un contesto emergenziale. La nostra Banca ha mostrato di resistere e di essere flessibile, facendo leva sulla propria identità originale come chiave di efficienza e competitività. Lo abbiamo fatto perché da sempre ci sentiamo parte attiva con il dovere di introdurre azioni, servizi e progetti finalizzati a rispondere ai problemi contingenti della nostra comunità».

La Fondazione si è, quindi, immediatamente attivata per trasformare le donazioni in materiali sanitari: «In accordo con la direzione generale dell’Asst Spedali Civili e la direzione sanitaria del presidio – spiega Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili – sono state individuate 3 linee di intervento che avrebbero beneficiato della raccolta fondi. La Fondazione si è così incaricata di acquistare forniture per l’emergenza sanitaria in corso, per il blocco operatorio e per l’unità operativa di Medicina generale».

Nell’immediatezza sono state comperate migliaia di mascherine FFP2, un migliaio di maschere per ventilazione CPAP, saturimetri, monitor, una sonda ecografica, un congelatore e una cappa a flusso laminare per il laboratorio di analisi. Per quel che riguarda il blocco operatorio sono stati riarredati i locali delle pre-sale, dell’interno sala e della sala pre-anestesia. E’ stata installata una nuova colonna artroscopica per la Sala di Ortopedia e Traumatologia ed è stata sostituita la lavaferri indispensabile per la sterilizzazione degli strumenti. Infine, per poter migliorare e mantenere la qualità dell’attività della Medicina generale era necessario rinnovare i locali dedicati e implementare la dotazione con l’acquisizione di nuovi arredi. In particolare è stata creata una nuova organizzazione dei locali di lavoro condivisi (box medici-infermieri) rispettosi delle necessità di distanziamento sociale.

«In questi lunghi mesi di pandemia, i bresciani hanno dimostrato una generosa solidarietà, che ha permesso all’Asst Spedali Civili di fronteggiare l’emergenza con risorse adeguate, dando risposte tempestive a esigenze sempre mutevoli – ricorda il direttore generale dell’Asst, Massimo Lombardo -. Un segno concreto di questa generosità sono le donazioni dei cittadini del territorio monteclarense: per il tramite della BCC del Garda i fondi raccolti sono stati canalizzati su specifici progetti individuati dalla Fondazione Spedali Civili, in sinergia con la direzione medica del Presidio di Montichiari. Spaziano dalla fornitura di arredi, all’acquisto di strumentazione tecnologica: un ampio ventaglio di interventi che dimostra, ancora una volta, quanto la sinergia tra tessuto sociale, imprese e istituzioni sia la forza di questo territorio».

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Fondazione Spedali Civili e Fondazione Golgi insieme per la ricerca

Le due fondazione finanziano un progetto di ricerca sulle malattie immunitarie e per lo sviluppo di terapie personalizzate.

Si tratta di un’importante prima collaborazione fra le due realtà che promuovono la ricerca scientifica in campo medico. Il progetto verrà presentato il 7 di giugno in occasione del conferimento dei premi per tesi di specializzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Univesità di Brescia sul Covid 19. La cerimonia di premiazione e l’illustrazione dei progetti si tiene al Salone Apollo del Rettorato dell’Ateneo bresciano. Lo studio, guidato dalla biologa Manuela Baronio, a lungo assegnista di ricerca all’Istituto di Medicina Molecolare «A. Nocivelli» e oggi in forza al Laboratorio di Diagnostica e ricerca medica dell’Università degli Studi di Brescia, si propone di verificare la possibilità di utilizzare farmaci sperimentali per la cura di una malattia rara: la APDS1, all’interno di uno studio internazionle. L’inclusione della Clinica Pediatrica dell’Asst Spedali Civili nel gruppo di ricerca internazionale è stato possibile grazie al fatto di essere stata riconosciuta a livello europeo come centro di eccellenza per le immunodeficienze, le malattie autoinfiammatorie e autoimmuni.

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La campagna per il 5×1000 sui quotidiani

Donare il 5×1000 a Fondazione Spedali Civili significa dare una mano a tutti noi

Durante il mese di maggio e giugno la Fondazione Spedali Civili ha promosso una campagna di comunicazione sui quotidiani della nostra provincia per sensibilizzare i bresciani sull’opportunità offerta dal 5×1000. I messaggi invitano a scegliere la Fondazione per le donazioni, un gesto che non costa nulla, ma che per ricerca, cure e progetti negli ospedali bresciani: Spedali Civili, Ospedale dei Bambini, Gardone Val Trompia e Montichiari vogliono dire molto.

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Una mano cura l’altra, lo spot in TV

È in onda su Teletutto lo spot della nuova campagna 5×1000 «Una mano cura l’altra» di Fondazione Spedali Civili.

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Il progetto Identify su Teletutto

Anche nel telegiornale di Teletutto si parla del progetto Identify. Finanziato da Fondazione Spedali Civili e dal Rotary di Brescia per individuare recidive nel tumori testa-collo

Il notiziario della televisione bresciana ha dedicato un servizio al progetto sostenuto dalla Fondazione e che mira a individuare, prima che ve ne sia evidenza negli esami strumentali, eventuali recidive nei tumori-testa collo. La ricerca è guidata dalla ‘Head and Neck Unit’ degli Spedali Civili insieme all’Istituto di medicina molecolare Angelo Nocivelli, all’Università degli studi di Brescia e all’Università degli studi Milano Bicocca.

Guarda il servizio sul nostro canale YouTube. Clicca qui

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Al via lo studio Identify, lo guida la Head and Neck Unit del Civile

Grazie al sostegno di Fondazione Spedali Civili e del Rotary di Brescia, al via uno studio per identificare marcatori specifici dei tumori testa-collo.

 

Si è tenuta una conferenza stampa per presentare il progetto di ricerca guidato dalla ‘Head and Neck Unit’ degli Spedali Civili insieme all’Istituto di medicina molecolare Angelo Nocivelli, all’Università degli studi di Brescia e all’Università degli studi Milano Bicocca. Alla conferenza hanno preso parte Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili; Paolo Bossi, professore associato di oncologia medica Università degli Studi di Brescia; Cesare Piazza, direttore UOC otorinolaringoiatria ASST Spedali Civili e professore ordinario Università degli Studi di Brescia; Stefano Cò, presidente in carica del Rotary Brescia; Ugo Nichetti, governatore del Rotary.

I tumori della testa e del collo, vale a dire quelli che interessano cavo orale, orofaringe, laringe e ipofarige, sono i settimi per incidenza nel mondo. Un dato purtroppo in continua crescita, si prevede, infatti, che entro il 2030 aumenteranno del 30%. In Italia nel 2020 sono stati registrati 9900 nuovi casi e 4100 decessi e, per quanto relativamente rare, queste patologie rappresentano un pesante problema clinico e sociale per la delicatezza delle funzioni che possono compromettere.

Tra i fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo di queste neoplasie ci sono il fumo, l’assunzione eccessiva di alcol e le infezioni da papillomavirus umano (HPV). Si stima, infatti, che i forti consumatori di tabacco e alcolici abbiano un rischio aumentato di oltre 35 volte di sviluppare un tumore della testa e del collo e che aumenta negli uomini da due a quattro volte. «La prognosi di queste malattie varia molto in base allo stadio in cui vengono diagnosticati – spiega Paolo Bossi, Professore associato di oncologia medica all’Università di Brescia, che lavora presso l’Oncologia Medica degli Spedali Civili-. Se vengono individuati precocemente la sopravvivenza a 5 anni supera l’80%, grazie agli approcci terapeutici di chirurgia o radioterapia o alla loro combinazione. Al contrario, la sopravvivenza crolla fino al 30-40% quando vengono scoperti negli stadi più avanzati».

Come per tutte le neoplasie, quindi, più precoce è la diagnosi, maggiore è la possibilità che l’esito sia favorevole. In questo tipo di tumori si aggiunge, inoltre, la possibilità che insorgano seconde neoplasie, a causa dell’esposizione ai fattori di rischio. Tutte ragioni che rendono sempre più urgente la ricerca di nuovi biomarcatori in grado di predire eventuali ricadute e capaci nello stesso tempo di identificare precocemente la comparsa di recidive o secondi tumori. Individuare il più precocemente possibile una eventuale ripresa della malattia dopo il termine delle terapie, in modo da poterla curare nei tempi più rapidi è una priorità nella ricerca clinica contro i tumori. Ma al di là dell’esame clinico o di quelli radiologici, nella maggior parte dei tumori così come in questi, non esistono altre modalità per identificare una recidiva, purtroppo, però, questi strumenti spesso sono tardivi rispetto alla possibilità di intervenire con cure efficaci.

«L’obiettivo di ‘Identify’ – prosegue Bossi – è proprio quello di riuscire a individuare marcatori biomolecolari dei tumori testa-collo grazie alla cosiddetta ‘biopsia liquida’. Si tratta di un semplice prelievo di sangue e saliva, attraverso cui valutare la presenza di marcatori molecolari, che si sono dimostrati correlati con la prognosi dei pazienti con quLesto tipo di tumori: metilazione genica, miRNA, metaboliti e papillomavirus umano (HPV)».

«Per avere una sanità di eccellenza è fondamentale promuovere la ricerca al letto del paziente – aggiunge Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili -, ed è per questo motivo che ci siamo immediatamente resi conto delle enormi ricadute positive che il progetto Identify avrebbe potuto avere. Per questo non abbiamo esitato ad attivarci per renderlo possibile. Così, quando siamo stati contattati dal Rotary di Brescia che desiderava poter sostenere una delle iniziative della Fondazione, l’abbinamento è stato immediato».

Al progetto, che prevede l’arruolamento di 200 pazienti da oltre 10 centri italiani di riferimento per la cura di neoplasie della testa e del collo, collaborano la ‘Head and Neck Unit’ degli Spedali Civili insieme all’Istituto di medicina molecolare Angelo Nocivelli, all’Università degli studi di Brescia e all’Università degli studi Milano Bicocca. E’, inoltre, prevista una collaborazione internazionale con un gruppo di centri canadesi e statunitensi per lo studio di una nuova metodica di analisi. Quali le applicazioni future? In base ai risultati, previsti nell’arco di 3-5 anni, si potrà dare un profilo di rischio per ciascun paziente e effettuare esami più particolareggiati per identificare e curare al più presto una recidiva o un secondo tumore.

«Grazie ai risultati di questo progetto di ricerca – sottolinea Stefano Cò, presidente in carica del Rotary Brescia – potrà essere possibile identificare in modo precoce una recidiva, quando ancora non vi sono segni o sintomi clinici né evidenze radiologiche. Anche per questo abbiamo condiviso con entusiasmo la proposta sottopostaci da Fondazione Spedali Civili».

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Centro vaccinale di Via Morelli: solidarietà di Marta Nocivelli

«Gesto da condannare, che colpisce la generosità dei bresciani»

«Un gesto criminale che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi quello di cui è stato fatto segno questa notte il centro vaccinale di via Morelli e che Fondazione Spedali Civili condanna con fermezza». E’ il messaggio che Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili, invia sui gravi fatti accaduti in nottata al centro vaccinale di via Morelli. «Il Centro – prosegue la presidente – gestito dall’Asst Spedali Civili e realizzato grazie ad AiutiAMOBrescia è il segno della generosità dei bresciani, una generosità che accomuna tutti coloro che in quest’anno così difficile e complicato hanno supportato le iniziative a sostegno del sistema sanitario bresciano».

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Nel giorno dei Santi patroni il Vescovo benedice Scala 4.0

Nel giorno dei bresciani la benedizione del Vescovo a Scala 4.0. A San Faustino il pensiero va ai pazienti, alle famiglie e al loro ospedale.

 

Nel giorno in cui si celebrano i Santi patroni bresciani, Faustino e Giovita, il pensiero va ai bresciani: a coloro che non ci sono più, a chi soffre, a chi è guarito, a chi con forza sta superando una malattia o sta attraversando un momento buio della vita. La preghiera va anche a tutte le famiglie dei pazienti ricoverati in ospedale, agli operatori sanitari che con amore si prendono cura ogni giorno dei malati. Scala 4.0 è un esempio di sacrificio, attenzione e professionalità. Ecco perché oggi, nel giorno dei bresciani Sua Eccellenza Pierantonio Tremolada, Vescovo di Brescia, ha benedetto la struttura dedicata ai pazienti COVID.

La nostra fede ci spinge a vivere la prossimità come espressione dell’amore di Cristo, il buon Samaritano, che con compassione si è fatto vicino ad ogni essere umano – ha dettoil Vescovo di Brescia – Questo drammatico momento storico, ha reso ancora più evidente il bisogno di aiutarci gli uni gli altri. Se ci sentiamo fratelli – come scrive il Papa – potremo guardare al futuro con speranza

“Brescia e la sua Asst durante la prima ondata pandemica hanno dovuto sopportare una pressione fortissima e oggi – pur mantenendo attivi reparti fondamentali come l’oncologia, i trapianti, la cardio chirurgia e tutte le funzionalità per la gestione di pazienti che non devono essere procrastinati – si dota di un complesso rinominato Scala 4.0 per dare un segnale forte di innovazione applicata al mondo sanitario”, ha sottolineato il direttore generale dell’Asst Spedali Civili, Massimo Lombardo.

Scala 4.0 è un ambizioso progetto che ha visto la sua realizzazione in circa 45 giorni dall’inizio dei lavori e non è costato all’amministrazione sanitaria nemmeno un euro grazie alle donazioni raccolte dalla Fondazione Spedali Civili sul territorio, che attraverso la Cooperativa Per Brescia ha realizzato la ristrutturazione del padiglione, e da una donazione di Intesa Sanpaolo che ha reso possibile la fornitura delle apparecchiature del reparto.

 

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Scala 4.0, quel che non si vede. I numeri e i costi

Ci sono voluti pochissimi mesi perché Scala 4.0 potesse ospitare i primi pazienti. Tanto del lavoro realizzato grazie alla Fondazione Spedali Civili è ‘nascosto’, cavi, prese, punti rete e tanto altro ancora sono però fondamentali per permettere che i 170 posti letto siano davvero 4.0.

I NUMERI DI SCALA 4.0

6 piani ristrutturati di 850 mq ciascuno, per un totale di 5.100 mq ristrutturati

170 posti letto

16 postazioni di terapia intensiva

4 postazioni di terapia subintensiva per dializzati

80 persone operative in cantiere

60 unità di trattamento aria per garantirne il corretto ricambio

710 prese per gas medicali

6.100 metri di tubazioni per gas medicali

21 km di cavi rete dati

350 punti rete dati

400 rilevatori di fumo

1.500 metri di cavi per impianto rilevazione fumi

15 km di cavi elettrici

550 corpi illuminanti

15.000 mq di tinteggiature interne

1 ascensore montalettighe esterno

0 incidenti di cantiere

0 disservizi alle attività sanitarie limitrofe

I COSTI DI SCALA 4.0

2.300.000 Euro a preventivo

2.500.000 Euro a consuntivo

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Scala 4.0: tempi record per la realizzazione

Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili: «Una ristrutturazione possibile grazie alla generosità di migliaia di persone, all’impegno della Fondazione, alla disponibilità di un gruppo di professionisti bresciani, uomini di buona volontà, che hanno donato le proprie competenze e hanno costituito la Cooperativa “Per Brescia”»

Sei piani ristrutturati per un totale di 5.100 metri quadrati. 80 persone che hanno lavorato 6 giorni su 7, nel primo mese in doppi turni giornalieri (dalle 8 alle 16 e dalle 16 alle 24), e che anche durante il periodo di Natale hanno rispettato questa tabella di marcia, grazie alla presenza di operai ortodossi e islamici. E’ così che in pochi mesi è stato possibile creare un ospedale nell’ospedale.

«Nei sei piani di Scala 4.0 sono garantite tutte le specialità e ogni paziente colpito da Covid-19 può contare su livelli progressivi di intensità di cura – sottolinea Marta Nocivelli, presidente di Fondazione Spedali Civili -. E’ l’esempio concreto di cosa sia stato possibile realizzare con il finanziamento di Fondazione Spedali Civili grazie alle donazioni di migliaia di persone». Con i 2 milioni e 300mila euro di previsione iniziale, saliti a 2 milioni e 500mila a consuntivo, si tratta senza dubbio del progetto economicamente più significativo e impegnativo tra i tanti, tutti meritevoli, realizzati per affrontare la pandemia a Brescia.

E se sono state installate, ad esempio, 60 unità di trattamento dell’aria per garantirne il corretto ricambio, 710 prese per gas medicali e 400 rilevatori di fumo, quello che fa di Scala 4.0 una ristrutturazione unica nel suo genere è anche ciò che non si vede. 6 chilometri di tubazioni per gas medicali, 21 chilometri di cavi e 350 punti dedicati alla rete dati, 1.500 metri di cavi per l’impianto di rilevazione fumi, 15 chilometri di cavi elettrici. Installazioni che rendono possibile l’assistenza ai pazienti anche da remoto così da avere sotto controllo ogni letto in qualsiasi momento.

Dei 170 posti totali di degenza, 4 sono stati attrezzati per pazienti che necessitano di dialisi e 12 sono stati adeguati così da diventare postazioni di terapia intensiva, che vanno ad aggiungersi a quelle già esistenti, 20 delle quali, in tre diversi reparti degli Spedali Civili, erano già state finanziate dalla Fondazione nel periodo più critico dell’emergenza pandemica. «Non credo che in Italia sia mai stata fatta un’operazione simile – aggiunge Marta Nocivelli -, un ospedale multispecialistico interamente dedicato a pazienti Covid, realizzato in pochi mesi grazie ad un progetto che ha visto coinvolta la popolazione, attraverso le donazioni, la Fondazione e un gruppo di professionisti impegnati gratuitamente, tra i quali l’avvocato Andrea Zaglio, la professore Stefania Vasta, il dottor Fabrizio Spassini e l’ingegner Giancarlo Faroni. Insieme si sono uniti nella Cooperativa “Per Brescia’ e, facendo ricorso all’articolo 20 “Opera pubblica realizzata a spese del privato” del codice degli appalti, hanno dato concretezza al progetto di dotare gli Spedali Civili di un Centro Covid-19».

La Cooperativa, con puro spirito di liberalità e solidarietà e l’obiettivo di sostenere l’impegno dell’Asst Spedali Civili nella lotta all’epidemia da Covid-19, si è assunta l’impegno di realizzare, grazie al finanziamento di Fondazione Spedali Civili, senza alcun corrispettivo o altra utilità di qualsivoglia natura, l’intera opera. «Lo spirito che ci ha mosso – sottolinea Fabrizio Spassini, presidente della cooperativa “Per Brescia” – è stato unicamento quello di dare una risposta alla necessità di fronteggiare l’emergenza sanitaria. In poco tempo si è così passati da un’idea alla predisposizione del progetto esecutivo, alla selezione delle imprese e all’esecuzione dei lavori. Una corsa contro il tempo, un lavoro intenso, un risultato, all’inizio forse impensabile, che oggi è concreto e che rende tutti noi molto orgogliosi di aver contribuito ad alleviare le sofferenze di tante persone».

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